La dossologia minore e i due tempi della sua redazione
Il Gloria al Padre non è stato scritto in un'unica volta. La sua prima metà —la menzione delle tre Persone— è antica quanto la formula con cui la Chiesa battezza fin dall'inizio, e compare già nella pratica delle comunità cristiane dei primi secoli come conclusione spontanea della preghiera e dei salmi.
La seconda metà, invece, ha una data e un motivo. Quando l'arianesimo negò che il Figlio fosse Dio da sempre, dire «come era nel principio» smise di essere un ornamento e divenne una dichiarazione: la gloria del Figlio non è iniziata a Betlemme. L'aggiunta di questa seconda parte viene solitamente situata nella Gallia del VI secolo, e il Concilio di Vaison del 529 viene abitualmente citato come il momento in cui ne viene prescritto l'uso.
Da qui deriva il nome tecnico. Viene chiamata dossologia minore per distinguerla dalla dossologia maggiore, che è il «Gloria a Dio nell'alto dei cieli» della Messa, l'inno che inizia con le parole degli angeli a Betlemme. Sono due preghiere distinte che condividono il nome breve e vengono costantemente confuse.
Il testo completo
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.
Il testo originale latino
È il testo che la Chiesa latina recita da secoli.
Glória Patri, et Fílio, et Spirítui Sancto.
Sicut erat in princípio, et nunc, et semper, et in sǽcula sæculórum. Amen.
Da dove proviene: la radice biblica del Gloria
Il Gloria al Padre non è una citazione letterale della Scrittura, bensì la condensazione di due cose che in essa sono presenti. La prima è la formula trinitaria con cui termina il Vangelo di Matteo, quella che Gesù dà agli apostoli nel inviarli:
Mt 28, 19
La seconda sono le dossologie del Nuovo Testamento, quelle frasi con cui Paolo chiude un ragionamento restituendo la gloria a Dio: «a Lui la gloria nei secoli» in Romani 11, 36, oppure «a Lui la gloria nella Chiesa per tutte le generazioni» in Efesini 3, 21. Il Gloria al Padre è quell'usanza trasformata in formula fissa.
Lodare senza chiedere nulla
Quasi tutte le preghiere che recitiamo chiedono qualcosa: salute, perdono, aiuto, intercessione. Il Gloria non chiede nulla. È lusso di lode pura, la forma di preghiera che il Catechismo descrive come quella che riconosce Dio perché Egli è Dio, senza altri motivi. Per questo è così breve: non è necessario sviluppare una richiesta che non esiste.
E per questo motivo regge anche qualsiasi stato d'animo. Una richiesta dipende dall'avere qualcosa da chiedere; la lode, no. È la preghiera che continua ad avere senso il giorno in cui non si sa cosa chiedere.
Dove si recita il Gloria
- Nel rosario conclude ogni mistero: dopo le dieci ave Maria, il Gloria suggella la decina e restituisce alla Trinità ciò che si è meditato in quel mistero.
- Nella Liturgia delle Ore si trova alla fine di ogni salmo. Questo uso ne spiega la forma: è il modo in cui la Chiesa recita i salmi d'Israele in chiave cristiana, concludendoli con il nome delle tre Persone.
- E nella preghiera personale funziona come punteggiatura: chiude una decina, un esame di coscienza o un momento di silenzio senza bisogno di aggiungere nient'altro.
Il Gloria si recita insieme al come si recita il rosario, l'Ave Maria, il Padre Nostro: le tre preghiere formano il corpo di ogni decina.
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Domande frequenti
Qual è la differenza tra il Gloria al Padre e il Gloria della Messa?
Sono due preghiere distinte. Il «Gloria al Padre» è la dossologia minore: tre righe che si recitano nel rosario e alla fine di ogni salmo. Il «Gloria a Dio nell'alto dei cieli» è la dossologia maggiore, l'inno lungo che si canta nella Messa la domenica e nelle solennità e che inizia con le parole degli angeli a Betlemme.
Quante volte si recita il Gloria nel rosario?
Una volta alla fine di ogni mistero, dopo le dieci ave Maria. In un rosario di cinque misteri si recita cinque volte, più quelle che si aggiungono all'inizio o alla fine secondo l'usanza di ogni luogo.
Perché si dice «come era nel principio»?
Perché afferma che la gloria del Figlio e dello Spirito non è iniziata in un momento preciso, ma è eterna. Questa seconda parte è stata aggiunta quando l'arianesimo ha negato che il Figlio fosse Dio da sempre, perciò la frase è una risposta dottrinale, non una formula decorativa.
Si può recitare il Gloria da solo, fuori dal rosario?
Sì. Poiché è lode e non richiesta, serve da sola: per iniziare la giornata, per concludere un momento di preghiera o semplicemente come risposta davanti a qualcosa di bello.
È la stessa cosa la dossologia minore e il Gloria Patri?
Sì. «Gloria Patri» sono le prime due parole del testo latino, ed è così che viene chiamato nei libri liturgici. Dossologia minore è il termine tecnico.
Fonti
Catechismo della Chiesa Cattolica, 234, 2639. Scrittura: Mt 28, 19; Rm 11, 36; Ef 3, 21. Concilio di Vaison (529) per la diffusione della seconda parte della dossologia.
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