C'è un salmo che i soldati portavano cucito sull'uniforme, che si recita negli ospedali e che le famiglie mormorano quando la notte si fa lunga. Il Salmo 91 è, probabilmente, la preghiera di protezione più amata dal popolo cristiano. Non promette una vita senza pericoli — questo sarebbe ingannarsi —, bensì qualcosa di più profondo: che, in mezzo al pericolo, non siamo soli né allo scoperto. Perché questa poesia di quasi tremila anni fa continua a sostenere chi attraversa la paura?
Contesto storico: il salmo del rifugio
Il Salmo 91 (numerato 90 nella tradizione latina della Vulgata) appartiene al Salterio, il libro di preghiera d'Israele e della Chiesa. È un «salmo di fiducia»: non chiede, ma proclama una certezza. La tradizione ebraica lo chiamava «il salmo degli incontri» o «canto contro i pericoli», e veniva recitato come protezione di fronte ai timori della notte. La Chiesa lo ha incorporato nella preghiera di Compieta delle domeniche e delle solennità, vale a dire nell'ultima preghiera prima di dormire: un modo per affidare il sonno — immagine della morte — nelle mani di Dio.
Questo salmo ha inoltre una traccia evangelica singolare: il diavolo lo citò per tentare Gesù. Nel deserto, gli propose di gettarsi dall'estremità del Tempio appoggiandosi proprio ai suoi versetti: «Ai suoi angeli darà ordine per te perché ti custodiscano... ed essi ti porteranno sulle loro mani» (cfr. Matteo 4, 6; Salmo 91, 11-12). Gesù non negò la verità del salmo, ma rifiutò di usare la protezione di Dio come uno spettacolo: «Non tenterai il Signore Dio tuo». Così, il Salmo 91 ci insegna a confidare senza presunzione, a rifugiarci in Dio senza pretendere di forzare la sua mano.
Testo completo del Salmo 91
Versione liturgica in spagnolo (Liturgia delle Ore):
El que habita al amparo del Altísimo,
morará a la sombra del Omnipotente.
Di al Señor: «Refugio mío, alcázar mío,
Dios mío, confío en ti.»
Él te librará de la red del cazador,
de la peste funesta.
Te cubrirá con sus plumas,
bajo sus alas te refugiarás:
su brazo es escudo y armadura.
No temerás el espanto nocturno,
ni la flecha que vuela de día,
ni la peste que se desliza en las tinieblas,
ni la epidemia que devasta a mediodía.
Caerán a tu izquierda mil,
diez mil a tu derecha;
a ti no te alcanzará.
Nada más mirar con tus ojos,
verás la paga de los malvados.
Porque hiciste del Señor tu refugio,
tomaste al Altísimo por defensa,
no se te acercará la desgracia,
ni la plaga llegará hasta tu tienda.
Pues a sus ángeles ha dado órdenes
para que te guarden en tus caminos;
te llevarán en sus manos,
para que tu pie no tropiece en la piedra;
caminarás sobre áspides y víboras,
pisarás leones y dragones.
«Se puso junto a mí: lo libraré;
lo protegeré porque conoce mi nombre,
me invocará y lo escucharé.
Con él estaré en la tribulación,
lo defenderé, lo glorificaré;
lo saciaré de largos días
y le haré ver mi salvación.»
Non riportiamo qui la versione ufficiale di questa preghiera nella vostra lingua poiché non ne abbiamo la certezza; questo è il testo spagnolo. L'originale latino, che è comune a tutte le lingue, compare più in basso.
L'originale latino
Nella Vulgata è il salmo 90; nella numerazione ebraica, il 91.
Qui hábitat in protectióne Altíssimi,
sub umbra Omnipoténtis commorábitur.
Riflessione e significato: confidare non significa non avere paura
Il salmo si muove tra tre voci: quella del credente che proclama la sua fiducia, quella del salmista che lo incoraggia, e alla fine quella di Dio stesso che promette. Questa struttura è già una catechesi: la preghiera comincia in noi, ma termina sempre nella risposta di Dio.
Cosa significa «abitare al riparo dell'Altissimo»?
«Chi abita al riparo dell'Altissimo dimorerà all'ombra dell'Onnipotente». L'immagine è quella delle ali che coprono il pulcino. Non parla di uno scudo che evita ogni colpo, ma di una presenza che avvolge. Gesù riprenderà questa immagine piangendo su Gerusalemme: «Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali!» (Matteo 23, 37). Rifugiarsi in Dio non è nascondersi dalla vita, ma viverla a partire da una certezza più profonda della paura.
Il salmo promette che non ci accadrà nulla di male?
Qui conviene leggere con fede adulta. «Non ti succederà alcun male» non significa che il credente sia esente da malattie, fallimenti o morte — lo stesso Gesù ha conosciuto la croce. Significa che nessun male può separarci dall'amor di Dio né avere l'ultima parola. San Paolo lo traduce secoli dopo: «Né morte né vita... potrà separarci dall'amore di Dio» (Romani 8, 38-39). Il salmo non promette una bolla, ma una compagnia che neppure la morte spezza.
Gli angeli che «ti portano sulle loro mani»
«Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi». Questo versetto fonda la devozione all'angelo custode: Dio si prende cura di noi anche attraverso i suoi messaggeri (cfr. Catechismo, n. 336). Ma ricordiamo come lo usò il tentatore: la protezione di Dio non è un'assicurazione per la temerarietà. Confidare significa camminare con pace, non provocare il pericolo per «mettere alla prova» Dio.
Una preghiera per oggi
Molte persone lo recitano per intero prima di dormire, restituendo così la notte a Dio; altri lo mormorano nella sala d'attesa di un ospedale, prima di un viaggio, in una crisi. C'è chi impara a memoria solo la prima strofa per ripeterla quando la paura stringe. Non è un amuleto: è un atto di fede che ordina il cuore. Recitare il Salmo 91 non fa sparire la tempesta, ma cambia chi la attraversa, perché non la attraversa più da solo.
Il salmo che il diavolo cita nel deserto
C'è un dettaglio del salmo 91 che spesso viene trascurato e che cambia il modo in cui lo si legge: è il testo che il tentatore cita a Gesù nel deserto. Gli propone di gettarsi dall'estremità del Tempio proprio perché «manderà i suoi angeli a custodirti».
Sal 91, 11
Gesù non discute il salmo: discute l'uso. Risponde «non tenterai il Signore Dio tuo». In altre parole, la promessa di protezione non è un'assicurazione che autorizza a provocare il pericolo. Chi recita questo salmo cercando rifugio fa bene; chi lo legge come garanzia di impunità lo sta usando come lo usò il tentatore.
È il salmo 91 nella numerazione ebraica e il 90 in quella greca e latina. Entrambi i numeri designano lo stesso testo.
Quando si recita
- A Compieta della domenica, nella Liturgia delle Ore: è il salmo con cui la Chiesa chiude la settimana prima di dormire.
- La prima domenica di Quaresima, per il suo legame con le tentazioni.
- Come preghiera di protezione nei viaggi, nella malattia o nella paura.
Potrebbe interessarti anche l'angelo custode, il salmo 23.
Nel negozio: portachiavi religiosi.
Domande frequenti
È il salmo 90 o il 91?
I due numeri designano lo stesso testo: 91 nella numerazione ebraica e 90 in quella greca e latina, che raggruppano in modo diverso due salmi precedenti.
Perché viene chiamato salmo di protezione?
Perché il suo tema è il rifugio: chi abita al riparo dell'Altissimo non teme il pericolo. Da qui il suo utilizzo nei viaggi, nella malattia o nella paura.
È vero che il diavolo lo cita nel Vangelo?
Sì, durante le tentazioni di Gesù nel deserto. Gli cita il versetto degli angeli per proporgli di gettarsi dal Tempio, e Gesù risponde che non si deve tentare Dio: la promessa non autorizza a provocare il pericolo.
Quando lo recita la Chiesa?
A Compieta della domenica, ogni settimana, e nella liturgia della prima domenica di Quaresima.
Fonti
- Sacra Scrittura: Salmo 91 (Vulgata 90); Matteo 4, 5-7; Luca 4, 9-12; Matteo 23, 37; Romani 8, 38-39.
- Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 302-314 (la Provvidenza), n. 336 (gli angeli custodi).
- Liturgia delle Ore, Compieta delle domeniche.
Sull'autore
Questo articolo fa parte di «Oraciones y rezos cristianos», la serie di Productos Religiosos dedicata a riscoprire il tesoro della preghiera cattolica. Scriviamo a partire dalla fede e con rigoroso impegno, attingendo sempre alla Scrittura, al Catechismo e alla tradizione viva della Chiesa, affinché ogni preghiera torni a essere ciò che è sempre stata: un incontro con Dio.
0 commenti