Preghiera a San Giuseppe: Il Testo Completo e la sua Potente Intercessione

Oración a San José: El Texto Completo y su Poderosa Intercesión

Origine e contesto di una preghiera nata in tempi di tribolazione

Poche preghiere mariane e giuseppine hanno un'origine così documentata come questa supplica al Custode della Sacra Famiglia. Fu Papa Leone XIII a comporla e a diffonderla tramite l'enciclica Quamquam pluries, promulgata il 15 agosto 1889, in un momento in cui la Chiesa si sentiva particolarmente assediata dai movimenti antireligiosi del XIX secolo. Il Pontefice, profondamente devoto al santo patriarca, dispose che questa preghiera fosse recitata per tutto il mese di ottobre, dopo il Rosario, unendo così due devozioni che hanno sostenuto la pietà popolare per generazioni.

Il testo raccoglie l'antica tradizione che già san Bernardo di Chiaravalle aveva raccomandato: ricorrere a Giuseppe nelle necessità perché, avendo accudito Gesù sulla terra, non smetterà di soccorrere quanti lo invocano dal cielo. Sebbene non faccia parte del Messale, la preghiera è entrata a far parte della preghiera abituale di confraternite, parrocchie e famiglie, specialmente nel mese di marzo e il mercoledì, giorni tradizionalmente dedicati al santo. Il suo linguaggio solenne e supplichevole rivela il clima spirituale della fine dell'Ottocento, ma il suo contenuto continua a parlare con sorprendente vicinanza a chi oggi cerca un padre che interceda.

Testo completo della Preghiera a San Giuseppe

A Vos, bienaventurado San José, acudimos en nuestra tribulación;
y, después de implorar el auxilio de vuestra Santísima Esposa,
solicitamos también confiadamente vuestro patrocinio.

Por aquella caridad que con la Inmaculada Virgen María, Madre de Dios,
os tuvo unido, y por el paterno amor con que abrazasteis al Niño Jesús,
humildemente os suplicamos que volváis benigno los ojos
a la herencia que con su Sangre adquirió Jesucristo,
y con vuestro poder y auxilio socorráis nuestras necesidades.

Proteged, oh providentísimo Custodio de la Divina Familia,
la escogida descendencia de Jesucristo;
apartad de nosotros, amantísimo Padre, toda mancha de error y de corrupción;
asistidnos propicio desde el cielo, fortísimo libertador nuestro,
en esta lucha contra el poder de las tinieblas;
y como en otro tiempo librasteis al Niño Jesús del inminente peligro de la vida,
así, ahora, defended la Iglesia Santa de Dios
de las asechanzas de sus enemigos y de toda adversidad,
y a cada uno de nosotros amparadnos con perpetuo patrocinio,
para que, a ejemplo vuestro y sostenidos por vuestro auxilio,
podamos santamente vivir, piadosamente morir
y alcanzar en los cielos la eterna bienaventuranza. Amén.

Non riproduciamo qui la versione ufficiale di questa preghiera nella tua lingua perché non ne abbiamo la certezza; questo è il testo spagnolo. L'originale latino, che è invece comune a tutte le lingue, compare più in basso.

L'originale latino

È l'Ad te, beate Ioseph, di Leone XIII.

Ad te, beáte Ioseph, in tribulatióne nostra confúgimus,
atque, implorátо sponsæ tuæ sanctíssimæ auxílio, patrocínium quoque tuum fidénter expóscimus.

Riflessione e significato

Quando ci si ferma a recitare lentamente questa preghiera, si scopre che non è una semplice lista di richieste, ma una piccola teologia della paternità posta in forma di supplica. Il primo movimento è rivelatore: ci rivolgiamo a Giuseppe dopo aver implorato l'aiuto di Maria. Non è un ordine capriccioso; riflette il posto esatto che san Giuseppe occupa nell'economia della salvezza. Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che Giuseppe fu posto da Dio "come sposo della Madre di Dio, perché con fedeltà di servo e prudente capo custodisse il suo Figlio unigenito" (CCC 437, citando san Giovanni Crisostomo). La sua intercessione non compete con quella di Maria; sgorga dalla stessa casa di Nazareth e partecipa alla stessa missione custodiale.

Il centro spirituale della preghiera pulsa in un'espressione che conviene assaporare: "l'amore paterno con cui stringeste il Bambino Gesù". Qui si condensa il mistero che il vangelo di Matteo ci trasmette con una sobrietà quasi pudica. Quando l'angelo dice a Giuseppe in sogno: "alzati, prendi con te il bambino e sua madre, e fuggi in Egitto" (Mt 2,13), non ci troviamo di fronte a una scena di genere, ma alla prova più profonda della sua fede. Giuseppe obbedisce senza pronunciare una parola. È ciò che san Giovanni Paolo II ha chiamato, nell'esortazione Redemptoris Custos (1989), "il silenzio eloquente di Giuseppe": un silenzio che non è assenza, ma ascolto totale di Dio. Chi recita questa preghiera si pone sotto la protezione di un padre che ha agito quando altri avrebbero dubitato, e che ha vegliato quando altri sarebbero fuggiti per proprio conto.

La seconda parte della supplica dilata lo sguardo dal piano personale a quello ecclesiale. Si chiede a Giuseppe di difendere "la Chiesa Santa di Dio dalle insidie dei suoi nemici". Conviene ricordare qui che il beato Pio IX, mediante il decreto Quemadmodum Deus (8 dicembre 1870), proclamò solennemente san Giuseppe Patrono della Chiesa Universale. La preghiera di Leone XIII non fa che prolungare quella convinzione: se Giuseppe ha custodito il Capo, custodisce anche il Corpo. Il Catechismo lo formula con precisione quando parla del compimento delle promesse patriarcali in Cristo, nella cui famiglia umana Giuseppe ha un posto irripetibile (cfr. CCC 532). Pregare per la Chiesa attraverso Giuseppe significa chiedere che il Corpo di Cristo sia custodito con la stessa tenerezza con cui lo fu il suo Capo.

Il frutto spirituale che la Tradizione riconosce a questa devozione è, soprattutto, la fiducia serena nella provvidenza. Santa Teresa di Gesù, che scelse san Giuseppe come padre e maestro, scrisse nel capitolo VI del Libro della vita quella celebre confessione: "Non mi ricordo finora di avergli chiesto cosa alcuna che non l'abbia fatta". Quella esperienza teresiana, tramandata per secoli nelle comunità carmelitane e oltre, è l'orizzonte concreto a cui questa preghiera invita. Chi la recita con perseveranza impara, poco a poco, a vivere come visse Giuseppe: lavorando senza strepito, decidendo a partire dalla preghiera, sostenendo i suoi cari senza pretendere protagonismo, affidando a Dio ciò che non può controllare. Per questo chiede, alla fine, le tre grazie decisive di ogni vita cristiana: "vivere santamente, morire piamente e conseguire in cielo la beatitudine eterna". Non sono formule pie: sono l'itinerario completo del discepolo, posto sotto la cura di un padre che ha già percorso quella via.

Un santo di cui non si conserva una sola parola

Di Giuseppe non c'è nel Vangelo neanche una frase detta da lui. Nemmeno una. Tutto ciò che sappiamo è ciò che fa: accoglie Maria, dà il nome al bambino, si alza di notte e fugge in Egitto, ritorna, lavora. Il testo lo descrive sempre in movimento e sempre in silenzio.

Mt 1, 24

Questo mutismo ha segnato la devozione. A Giuseppe non si chiede eloquenza né miracoli spettacolari, ma ciò che egli ha fatto: sostenere, proteggere, mandare avanti. Da qui il fatto che sia patrono dei lavoratori e della buona morte — morì, secondo la tradizione, accompagnato da Gesù e Maria.

Quando si recita

  • Il 19 marzo, sua solennità, e il 1° maggio, san Giuseppe Lavoratore.
  • Il mercoledì, giorno che la tradizione gli dedica.
  • Nelle difficoltà di lavoro, di alloggio o di famiglia, che sono il terreno del suo patrocinio.

Può interessarti anche l'Ave Maria, la preghiera del mattino.

In negozio: tazze di santi.

Domande frequenti

Perché san Giuseppe non parla nel Vangelo?

Non si conserva neanche una sua parola. Il testo lo mostra sempre mentre agisce: accoglie, dà il nome, fugge in Egitto, ritorna, lavora. La tradizione ha letto questo silenzio come parte della sua figura, non come un vuoto.

Di cosa è patrono?

Della Chiesa universale, dei lavoratori e della buona morte. Pio IX lo dichiarò patrono della Chiesa nel 1870.

Quando è la sua festa?

Il 19 marzo, sua solennità, e il 1° maggio come san Giuseppe Lavoratore.

Perché lo si prega il mercoledì?

È il giorno che la tradizione gli assegna, così come il sabato è dedicato alla Vergine. Non è una norma liturgica, è un'usanza devozionale.

Fonti

  • Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 437, 532, 533 (sulla missione di san Giuseppe e la vita nascosta a Nazareth).
  • Sacra Scrittura: Matteo 1,18-25 e 2,13-23 (i sogni e l'obbedienza di Giuseppe).
  • Leone XIII, Lettera enciclica Quamquam pluries, 15 agosto 1889 (origine del testo della preghiera).
  • Pio IX, Decreto Quemadmodum Deus, 8 dicembre 1870 (proclamazione di san Giuseppe come Patrono della Chiesa Universale).
  • Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Redemptoris Custos, 15 agosto 1989 (sulla figura e la missione di san Giuseppe).
  • Santa Teresa di Gesù, Libro della vita, cap. VI (testimonianza sull'intercessione di san Giuseppe).

Sull'autore

Fernando Ruiz è un catechista laico con più di quindici anni di esperienza nella preparazione degli adulti al Battesimo e alla Confermazione. Laureato in Teologia presso la Pontificia Università di Salamanca, collabora abitualmente a gruppi di preghiera e laboratori di lectio divina.

0 commenti

Lascia un commento

Ricorda che i commenti devono essere approvati prima di essere pubblicati.