Una devozione nata sulle rive dell'Ebro
Poche preghiere mariane affondano le radici così a fondo nella storia della fede ispanica come quella che rivolgiamo alla Virgen del Pilar. Secondo la più antica tradizione di Saragozza, raccolta già in documenti medievali come il Moralia e i racconti del capitolo del Pilar, la Vergine Maria apparve nell'anno 40, ancora in vita mortale, all'apostolo Giacomo mentre questi predicava scoraggiato sulle rive del fiume Ebro. Gli consegnò una colonna di diaspro e gli chiese di innalzare lì un tempio, promettendogli che la fede non sarebbe mai venuta meno in quel luogo fino alla fine dei tempi. Da quel "Pilar" prende nome l'invocazione.
La preghiera così come oggi la recitiamo non è nata in un sol colpo, ma è andata definendosi nella pietà popolare nel corso dei secoli, alimentata dai pellegrinaggi, dalle novene e dalla devozione dei soldati, degli emigranti e delle madri che affidavano alla Vergine la loro terra e la loro discendenza. Sebbene non faccia parte del testo fisso della liturgia romana, accompagna con forza la celebrazione del 12 ottobre, festa del Pilar e della Hispanidad, ed è stata tramandata di generazione in generazione come preghiera di consacrazione e di fiducia filiale.
Testo completo della Preghiera alla Virgen del Pilar
¡Oh, Virgen Santísima del Pilar, Reina y Madre de España y de todas las naciones hispanas!
Nos postramos ante tu sagrada imagen, movidos por la fe que un día encendiste en el corazón del Apóstol Santiago y de sus discípulos.
Te consagramos nuestras vidas, nuestros trabajos, nuestras alegrías y nuestros sufrimientos.
Protégenos con tu manto y mantén siempre viva en nosotros la llama de la fe, la seguridad de la esperanza y el ardor de la caridad.
Consuela a los que sufren, fortalece a los débiles, guía a los que dudan,
y ayúdanos a todos a encontrar el camino hacia tu Hijo, Jesús.
Que, bajo tu amparo, podamos vivir en paz, sirviendo a Dios y a nuestros hermanos.
Virgen Santa del Pilar, sé nuestra guía y nuestro consuelo.
Ruega por nosotros ahora y en la hora de nuestra muerte,
para que merezcamos alcanzar la felicidad eterna en el cielo.
Amén.
Devozione aragonese senza versione liturgica ufficiale in altre lingue: la preghiera viene trascritta in spagnolo.
Riflessione e significato
Chi recita questa preghiera non recita una bella poesia: si mette in cammino. E lo fa chiedendo la stessa cosa che chiese quell'apostolo scoraggiato accanto all'Ebro, che la fede non si spenga. Perciò la prima cosa da comprendere è che ogni preghiera a Maria è, nella sua essenza, una preghiera a Cristo. Il Catechismo lo dice senza giri di parole: "La nostra preghiera ha l'audacia di quella di Gesù" e, nel rivolgerci alla Madre, "ci abbandoniamo ad essa" proprio perché essa ci conduce al Figlio suo (CCC 2677). Non vi è qui alcun allontanamento da Dio, ma la via più breve verso di Lui, la via che lo stesso Cristo scelse nascendo da donna.
Il cuore di questa supplica è la consacrazione: "Ti consacriamo la nostra vita, i nostri lavori, le nostre gioie e le nostre sofferenze." Questo non è un gesto sentimentale. È la riscoperta che nel Battesimo siamo stati consegnati a Dio, e Maria è colei che custodisce questa consegna. Il Catechismo insegna che la maternità di Maria "incombe senza interruzione nell'economia della grazia" e che perciò "è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, mediatrice" (CCC 969). Quando le chiediamo di proteggerci con il suo mantello, confessiamo che non ci salviamo da soli, che la fede è un bene ricevuto e custodito all'interno di una comunità, all'interno della Chiesa che ella figura e precede.
Vi è un dettaglio commovente nell'origine di questa devozione che illumina l'intera preghiera. La Vergine appare a Giacomo quando questi è sconfitto, senza frutti nella sua missione. È esattamente la scena del Calvario prolungata: dalla croce, Gesù consegna la Madre al discepolo, "e da quell'ora il discepolo l'accolse con sé" (Gv 19, 27). Il Pilar è proprio questo, Maria che sostiene il credente che viene meno. Perciò chiediamo che fortifichi "i deboli" e guidi "coloro che dubitano": perché ella stessa fu la prima credente, colei che tutte le generazioni avrebbero chiamato beata (Lc 1, 48), e rimase in preghiera con gli apostoli in attesa dello Spirito (At 1, 14).
San Bernardo di Chiaravalle, Dottore della Chiesa, lo riassunse in un'intuizione che ha nutrito secoli di pietà mariana: nel pericolo, nell'angoscia, nel dubbio, "pensa a Maria, invoca Maria". Non perché essa sostituisca Cristo, ma perché, come insegna la costituzione Lumen Gentium del Concilio Vaticano II (n. 62), la sua intercesione "non sminuisce e non tocca l'efficacia unica di Cristo, ma ne mostra la forza". I frutti che la Tradizione riconosce in questa preghiera sono perciò molto concreti: la perseveranza nella fede quando tutto invita ad abbandonarla, la pace in mezzo alla sofferenza offerta, e la ferma speranza di fronte alla morte, che è ciò che chiediamo alla fine, "nell'ora della nostra morte".
Pregare il Pilar oggi, in una famiglia, in un lavoro affannoso, in una malattia, significa piantare la propria vita su quella colonna di diaspro che non si muove. È dire a Dio, con parole di madre, che vogliamo edificare sulla roccia e non sulla sabbia. Chi la recita veramente scopre che non stava chiedendo un favore lontano, ma si stava lasciando condurre per mano verso l'Eucaristia e la Parola, dove il Signore davvero ci attende.
La tradizione del Pilar e il suo legame con San Giacomo
La tradizione colloca l'origine del Pilar nell'anno 40: Maria, ancora in vita, sarebbe apparsa all'apostolo Giacomo accanto all'Ebro su una colonna di diaspro, incoraggiandolo quando la predicazione in Hispania non dava frutti. È quella che viene definita un'apparizione da viva, un evento eccezionale nella tradizione mariana.
Conviene precisare cosa sia e cosa non sia: la Chiesa approva il culto e la devozione, che sono antichissimi e documentati fin dal Medioevo, ma non impone la credenza nel racconto dell'apparizione come articolo di fede. Un articolo che la presenti come fatto storico provato sta dicendo più di quanto non dica la Chiesa.
Quando si recita
- Il 12 ottobre, sua festa, e durante l'intera novena.
- Nell'offerta dei fiori di Saragozza, che raduna centinaia di migliaia di persone.
- Come patrona della Hispanidad e della Guardia Civil, nelle loro celebrazioni.
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Nel negozio: tazze con raffigurazioni devozionali.
Domande frequenti
Quando è la festa della Virgen del Pilar?
Il 12 ottobre. Lo stesso giorno si celebra la Hispanidad ed è la patrona della Guardia Civil.
È vero che apparve da viva?
È quanto sostiene la tradizione: nell'anno 40, all'apostolo Giacomo accanto all'Ebro. La Chiesa approva il culto, molto antico e ben documentato fin dal Medioevo, ma non impone il racconto come articolo di fede.
Cos'è l'offerta dei fiori?
L'atto centrale delle feste del Pilar a Saragozza: centinaia di migliaia di persone portano fiori che compongono un manto su una struttura accanto alla basilica.
Perché «del Pilar»?
Dalla colonna di diaspro sulla quale, secondo la tradizione, apparve. La colonna è venerata nella basilica e dà il nome all'invocazione.
Fonti
- Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 967-970 (la maternità di Maria nell'ordine della grazia) e nn. 2673-2679 (la preghiera a Maria).
- Vangelo secondo Giovanni 19, 25-27 (Maria ai piedi della croce); Vangelo secondo Luca 1, 46-48 (il Magnificat); Atti degli Apostoli 1, 14 (Maria in preghiera con gli apostoli).
- Concilio Vaticano II, Costituzione dogmatica Lumen Gentium, cap. VIII, nn. 60-62.
- San Bernardo di Chiaravalle, Omelie in lode della Vergine Madre (Omelia II, sul "Missus est").
- Paolo VI, Esortazione apostolica Marialis Cultus (1974), sul retto culto alla Vergine Maria.
Sull'autore
Rosa Fernández percorre da oltre vent'anni il Cammino Neocatecumenale in diverse comunità di Spagna e Italia. Formata nell'itinerario catechetico di Kiko Argüello e Carmen Hernández, scrive a partire dall'esperienza della riscoperta battesimale e della centralità della Parola e dell'Eucaristia.
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