La scoperta archeologica nelle Catacombe di Priscilla nel 1802
Il 24 e il 25 maggio 1802, durante gli scavi condotti all'interno della Catacomba di Priscilla lungo la Via Salaria a Roma, gli addetti alle gallerie cimiteriali rinvennero un loculo integro. La sepoltura era sigillata da tre lastre di terracotta dipinte in rosso con caratteri epigrafici latini distribuiti in un ordine apparentemente anomalo: «LUMENA / PAXTE / CVM FI». All'interno del vano funerario giacevano le ossa frammentarie di una giovane donna e un piccolo vaso vitreo contenente depositi bruni, interpretati secondo la consuetudine antiquaria del tempo come sangue rappreso di un martire paleocristiano.
Ricomponendo le tre tegole fittili nella sequenza logica corretta, l'iscrizione componeva la formula «Pax tecum, Filumena» («La pace sia con te, Filomena»), affiancata da simboli decorativi tipici dell'iconografia catacombale, quali l'ancora, la palma del martirio, due frecce, una lancia e un giglio. La disamina storiografica redatta dall'archeologo Johann Peter Kirsch per la Catholic Encyclopedia su Santa Filomena descrive accuratamente il clima erudito dell'epoca: i resti furono estratti e catalogati come «corpo santo», venendo trasferiti presso la Custodia generale delle sacre reliquie a Roma in attesa di una futura assegnazione ecclesiastica.
La traslazione delle reliquie a Mugnano del Cardinale nel 1805
La storia del culto subì una svolta decisiva nell'estate del 1805 grazie all'iniziativa di don Francesco De Lucia, sacerdote originario di Mugnano del Cardinale, comune situato nella diocesi di Nola in Campania. Desideroso di ottenere un corpo santo di rilievo per ravvivare la vita liturgica e spirituale della sua parrocchia, don Francesco riuscì a ottenere dalla Santa Sede la concessione dei resti rinvenuti a Priscilla in data 8 giugno 1805.
I resti ossei vennero ricomposti, collocati all'interno di un'urna ceroplastica e trasportati attraverso un lungo viaggio che toccò varie tappe tra Roma e Napoli. Il 10 agosto 1805 le reliquie fecero il loro ingresso solenne a Mugnano del Cardinale tra manifestazioni di giubilo popolare. L'edificio parrocchiale divenne in breve tempo un punto focale per la preghiera e i pellegrinaggi comunitari, gettando le fondamenta istituzionali per la nascita del santuario campano dedicato a santa filomena.
La donazione papale delle tegole fittili nel 1827
Il riconoscimento ecclesiastico del polo devozionale campano fu sancito ulteriormente l'11 luglio 1827, quando Papa Leone XII decise di donare formalmente alla chiesa di Mugnano del Cardinale le tre lastre originali di terracotta estratte nel 1802 dalla Catacomba di Priscilla. L'atto di cessione permise di riunire nello stesso luogo sacro sia i resti corporei sia il supporto epigrafico che ne aveva originato la denominazione.
Le tegole vennero incastonate ed esposte alla pubblica venerazione dei pellegrini all'interno del santuario. Questo gesto rafforzò la centralità di Mugnano rispetto ad altri centri devozionali, fornendo alla comunità locale un legame tangibile con l'antichità cristiana romana.
Le visioni di suor Maria Luisa di Gesù nel 1833 e la biografia martiriale
Nei primi decenni del XIX secolo non esisteva alcun testo biografico antico relativo alla figura sepolta a Priscilla. Il 3 agosto 1833 la religiosa napoletana suor Maria Luisa di Gesù riferì di aver ricevuto una dettagliata rivelazione privata riguardante la vita, i natali e la morte della giovane. Secondo questa narrazione, Filomena sarebbe stata una principessa greca consacrata a Dio fin dall'infanzia, condotta a Roma e martirizzata all'età di tredici anni sotto l'imperatore Diocleziano dopo aver rifiutato la proposta di matrimonio del monarca.
La critica storica e agiografica moderna ha chiarito che tale racconto non poggia su alcuna fonte documentaria o patristica coeva alle persecuzioni romane. Si tratta di una tipica espressione della letteratura mistica e visionaria ottocentesca, accolta con fervore dalla pietà popolare ma priva di riscontri storici oggettivi sull'epoca imperiale.
La guarigione di Pauline Jaricot e i decreti di Gregorio XVI nel 1837
La risonanza internazionale del santuario crebbe notevolmente nel 1835 con la venuta a Mugnano di Pauline-Marie Jaricot, fondatrice dell'Opera della Propagazione della Fede e del Rosario Vivente. Affetta da una gravissima patologia cardiaca ritenuta incurabile, la nobildonna lionese giunse al santuario in condizioni fisiche disperate. Il 10 agosto 1835, durante l'esposizione eucaristica e la preghiera davanti all'urna, Jaricot ottenne un'improvvisa e completa guarigione fisica.
L'evento fu sottoposto a una rigorosa indagine canonica. Papa Gregorio XVI, profondamente colpito dal fatto, approvò tra il 30 gennaio e il 13 febbraio 1837 un decreto formale della Sacra Congregazione dei Riti. Il provvedimento accordava alla diocesi di Nola e ad altre diocesi richiedenti la facoltà di celebrare la messa propria e l'ufficio liturgico festivo, conferendo un riconoscimento liturgico formale a livello locale e particolare.
L'irradiazione europea del culto e il Curato d'Ars
In seguito alla guarigione di Pauline Jaricot, la devozione si espanse rapidamente in territorio francese. Nel 1839 Jaricot fece erigere una cappella votiva presso la residenza di Lorette a Lione, collegando la spiritualità missionaria alla memoria della martire. Da questo nucleo il culto raggiunse San Giovanni Maria Vianney, il celebre Curato d'Ars, come attestato dalla documentazione storica della Maison de Lorette di Lione.
Il santo parroco francese eresse una cappella dedicata nella sua chiesa parrocchiale e attribuì costantemente all'intercessione della vergine romana ogni miracolo, guarigione fisica o conversione morale che si verificava nel villaggio di Ars. Questo connubio spirituale rese il santuario di Mugnano celebre in tutta Europa, trasformandolo in una meta di pellegrinaggio sovranazionale per sacerdoti, religiosi e fedeli laici.
La visita pontificia di Papa Pio IX a Mugnano nel 1849
Un momento di eccezionale rilievo storico ed ecclesiale per il santuario si registrò durante l'esilio di Papa Pio IX nel Regno delle Due Sicilie. Il 7 novembre 1849 il pontefice volle recarsi personalmente a Mugnano del Cardinale per compiere un pellegrinaggio votivo di ringraziamento, pregando e celebrando la messa davanti all'urna reliquiaria.
Come ricordato negli archivi consultabili sul Sito Ufficiale del Santuario di Santa Filomena, la visita papale di Pio IX confermò l'importanza del sito nel quadro dei santuari dell'Italia meridionale, attirando cospicue donazioni e favorendo l'ampliamento delle strutture di accoglienza per i pellegrini.
La tradizione antropologica e devozionale dei battenti
Nel contesto della religiosità popolare della Campania, il santuario di Mugnano è divenuto la sede di uno dei riti penitenziali più significativi del Mezzogiorno: la tradizione dei «battenti» (detti anche fujenti), documentata fin dal XIX secolo durante le ricorrenze festive di agosto. Gruppi organizzati di devoti provenienti dai paesi del circondario (tra cui Avella, Baiano, Sirignano e altri centri dell'agro nolano e vesuviano) intraprendono un cammino a piedi nudi e a passo cadenzato verso la chiesa giubilare.
I partecipanti indossano una veste bianca con una fascia diagonale rossa o azzurra, a indicare rispettivamente il martirio e la purezza. Il pellegrinaggio, scandito dal suono di tamburi e canti corali, si conclude con l'ingresso solenne nella navata del santuario, dove i fedeli avanzano spesso in ginocchio fino all'altare maggiore per sciogliere i voti formulati durante l'anno, esprimendo un intenso senso di identità comunitaria e pietà penitenziale.
Il patrimonio artistico e materiale del santuario
L'edificio sacro di Mugnano del Cardinale custodisce una ricca collezione di manufatti artistici ed ex-voto accumulati in oltre due secoli di pellegrinaggi. Dipinti, arredi liturgici in argento, cuori votivi e testimonianze di riconoscenza popolare documentano l'impatto socioculturale del corpo santo sulla popolazione campana e sui pellegrini esteri.
Questo ingente patrimonio ecclesiastico e architettonico è censito anche nei cataloghi dei beni culturali della Chiesa cattolica, consultabili tramite la piattaforma BeWeB della CEI. Il complesso monumentale rappresenta una testimonianza fondamentale dell'evoluzione dell'architettura devozionale ottocentesca nell'entroterra campano.
Le indagini dell'archeologia cristiana e gli studi di Orazio Marucchi
Tra il 1903 e il 1907 l'archeologo cristiano Orazio Marucchi condusse un riesame approfondito delle lastre fittili scoperte nel 1802. Marucchi dimostrò che la disposizione invertita delle tegole («LUMENA / PAXTE / CVM FI») non derivava dall'errore materiale di un muratore illetterato, bensì rappresentava un tipico esempio di reimpiego di materiali laterizi del II o III secolo d.C. riutilizzati nel IV secolo per chiudere una sepoltura loculo del tutto anonima.
In aggiunta, l'archeologia funeraria moderna chiarì che i vasetti vitrei rinvenuti nei loculi non custodivano sangue essiccato, ma oli aromatici, profumi o resine impiegate nei riti di sepoltura tardo-antichi. Tali scoperte scientifiche smentirono l'interpretazione letterale dell'epigrafe, aprendo un vivace confronto tra il rigore della ricerca scientifica e le consuetudini della devozione tradizionale.
L'Istruzione vaticana del 1961 e il discernimento canonico
Nell'ambito della riforma generale dei calendari liturgici ispirata a rigorosi criteri storico-critici, la Sacra Congregazione dei Riti emanò il 14 febbraio 1961 l'Instructio de Calendariis particularibus, pubblicata negli atti ufficiali della Santa Sede (Acta Apostolicae Sedis 53, 1961, p. 174). Il provvedimento prescrisse al punto 33 la rimozione della festa di santa filomena (fino ad allora fissata all'11 agosto) da tutti i calendari liturgici diocesani e particolari, in ragione dell'assenza di attestazioni documentarie storicamente verificabili risalenti all'epoca antica.
La decisione della Santa Sede non ha mai costituito un atto di condanna della figura né una dichiarazione dottrinale negativa sui resti mortali, bensì una necessaria rettifica rubricistica e liturgica. Come evidenziato nelle sintesi storiche della Catholic Culture Library, la legislazione ecclesiastica consente pienamente la prosecuzione del culto pastorale, delle preghiere votive e dei pellegrinaggi presso il Santuario di Mugnano del Cardinale, mantenendo una netta distinzione tra liturgia universale e pietà popolare locale.
Fonti documentarie ed ecclesiastiche
- Santuario di Santa Filomena (Mugnano del Cardinale): Documenti d'archivio sulla traslazione del 1805, sulla visita di Pio IX e sui registri della confraternita dei battenti (santuariosantafilomena.it).
- Sacra Congregatio Rituum: Instructio de Calendariis particularibus et Officiorum ac Missarum propriis, in Acta Apostolicae Sedis, vol. LIII, 1961, p. 174 (vatican.va).
- Catholic Encyclopedia (Kirsch, J.P.): St. Philomena, New York, Robert Appleton Company, 1911, analisi critica sul ritrovamento a Priscilla e sui decreti ottocenteschi (newadvent.org).
- Association Étoile Notre Dame: Documentazione storica e agiografica sulle rivelazioni ottocentesche e la devozione curadarsiana (etoilenotredame.org).
- Maison de Lorette (Lyon): Registri storici della guarigione di Pauline Jaricot e della diffusione del culto in Francia (paulinejaricot.org).
- BeWeB - Beni Ecclesiastici in Web (CEI): Catalogazione dei beni storico-artistici degli edifici di culto della diocesi di Nola (beweb.chiesacattolica.it).
Domande frequenti
Quando furono scoperte le reliquie attribuite a Santa Filomena?
Le reliquie furono scoperte il 24-25 maggio 1802 nella Catacomba di Priscilla a Roma, all'interno di un loculo chiuso da tre tegole in terracotta recanti l'iscrizione dipinta in rosso «LUMENA / PAXTE / CVM FI» e diversi simboli paleocristiani.
Come avvenne la traslazione dei resti a Mugnano del Cardinale?
Nel giugno 1805 il sacerdote don Francesco De Lucia ottenne dalla Santa Sede la donazione del corpo santo per la sua chiesa parrocchiale; le reliquie giunsero solennemente a Mugnano del Cardinale il 10 agosto 1805.
Chi sono i battenti di Mugnano del Cardinale?
I battenti, chiamati anche fujenti, sono fedeli che ogni anno ad agosto compiono un cammino penitenziale a piedi nudi e a passo di corsa in abito bianco e fascia rossa o azzurra, recandosi al santuario per sciogliere voti e promesse di devozione.
Quale legame vi fu tra Pauline Jaricot, il Curato d'Ars e il santuario?
Pauline Jaricot guarì improvvisamente al santuario di Mugnano nel 1835 da una cardiopatia terminale. Rientrata in Francia, diffuse la devozione e ne fece partecipe San Giovanni Maria Vianney, il quale le dedicò una cappella ad Ars attribuendole ogni grazia.
Cosa hanno dimostrato gli studi archeologici di Orazio Marucchi?
All'inizio del Novecento Orazio Marucchi accertò che le tre tegole inscritte rappresentavano un materiale di reimpiego del II-III secolo riutilizzato nel IV secolo per chiudere una sepoltura anonima, escludendo la certezza storica del nome e del martirio.
Perché la festa fu rimossa dal calendario liturgico nel 1961?
Con l'Istruzione del 14 febbraio 1961 la Sacra Congregazione dei Riti rimosse la memoria dai calendari liturgici particolari per assenza di fonti documentarie antiche primarie, consentendo comunque la devozione privata e la cura pastorale presso il santuario.